Salone del Libro, qualcuno farà autocritica?

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Il Salone del Libro emigra a Milano e questo, si dice, non è una sorpresa visto che gli editori avevano già deciso da tempo. Già, ma perché? Ci sono ragioni economiche: Milano è più centrale, la Lombardia più ricca e popolata, il centro fieristico raggiungibile con l’alta velocità. Insomma, questione di incassi e di costi per gli editori. Che fanno già una fatica boia, visto che si legge di meno e che la carta stampata sta declinando, sostituita dagli e-book.

Ma il sistema Torino dovrebbe fare anche una dura autocritica. I costi esagerati per gli editori sono anche l’esito di gestioni a dir poco opache, visto che intorno al Salone stiamo registrando numerose inchieste giudiziarie. E che dire dei canoni pagati al gestore dei padiglioni espositivi, così eccessivi e impropri (ma solo dopo l’avvio dell’inchiesta giudiziaria) al punto che si era trovato un recente accordo per dimezzarli? E vogliamo parlare del pressappochismo e dei litigi tra i membri del cda?

Insomma, così come abbiamo avuto, all’inizio del Salone e per molti anni, persone, amministratori e idee pionieristiche che hanno fatto di Torino un punto di riferimento internazionale per la cultura e per il libro, di recente abbiamo avuto una gestione sicuramente miope e, forse, anche collusa.

Ce n’è abbastanza per un serio mea culpa. Temo che invece rivedremo il recente copione: le cause sono molte, tranne di chi ha governato.

Stefano Lepri

Un commento

  1. annalisa

    fare autocritica servirebbe a qualcosa? no
    le cose si possono sempre migliorare. è che se abbiamo qualcosa di buono e bello a torino, milano sembra invidiosa. loro non sanno creare come noi copiano sempre tutto.
    conosco federico motta, quello che più di tutti si lamenta,vuole solo apparire per essere ancora più autorevole nella sua mansione di presidente dell’aie.
    il suo stand qui era proprio brutto e la segretaria veramente scostante.

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