Consiglio europeo, tra Grecia e immigrazione

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Domani ci sarà un nuovo Consiglio europeo, avente a tema soprattutto la questione greca e l’immigrazione proveniente dal Mediterraneo. Il presidente Renzi viene ogni volta in Parlamento ad anticipare le questioni che saranno trattate e la posizione che sarà tenuta dall’Italia. Ecco in sintesi le sue idee.

La premessa e che oggi l’Italia non è più sul banco degli imputati, o perlomeno sui banchi di scuola come allievo che deve fare i compiti. Ciò perché sono partite riforme importanti; la classe politica italiana sta quindi dimostrando quell’autorevolezza e quella determinazione mancata per troppi anni. Le riforme strutturali sono la clausola di salvaguardia, la cintura di sicurezza che ci permette di non essere più sotto esame.

Ma ciò che vale per noi deve valere anche per i greci: anche loro sono tenuti a fare le riforme. La Grecia deve sapere che molti la aiuteranno ma ci vuole uno sforzo reciproco. Occorre la consapevolezza dei rischi, ove l’accordo non si registrasse.

Oggi che siamo su binari di maggiore normalità, l’Italia deve far sentire di più la sua voce. L’Europa non è stata, dopo l’accordo di Lisbona del 2000, il luogo dei brevetti, dell’innovazione, ma ha rallentato. L’idea di fare dell’Europa il luogo dell’innovazione economica l’Europa ha finora mancato il colpo.

Immigrazione, se è emergenza bisogna trovare soluzioni tutti insieme. Chi arriva in condizioni di perseguitato deve essere accolto. Il problema dell’immigrazione è dappertutto, dal Libano al Kurdistan, con numeri ben maggiori di quelli dei disperati che arrivano sulle nostre coste. L’Italia non è il paese dei balocchi ma un grande paese: possiamo anche farcela da sola, ma è l’Europa che non può fare finta di niente. La strada maestra è una redistribuzione degli immigrati tra i diversi paesi UE. E peraltro, occorre accelerare l’accertamento dei requisiti per ottenere lo status di rifugiato; in loro assenza, bisogna procedere con i rimpatri. Non si faranno accordi di cooperazione senza una disponibilità dei singoli paesi a firmare anche programmi di rimpatrio.

Sono queste le principali indicazioni che Renzi ha voluto consegnare al Senato, da cui è seguito un ampio dibattito, di cui riporto gli autorevoli interventi di Monti, Tronti, Napolitano e Finocchiaro.

Stefano Lepri

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