Svelato il volto de Lo spiffero

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Missione compiuta: ho sfidato Lo Spiffero, anche un po’ provocando, avendogli riconosciuto molti meriti ma anche contraddizioni. Invece di riflettere e magari chiedere scusa, come fanno le persone intelligenti, il direttore mi ha risposto con argomentazioni infondate, ma soprattutto vestendo i panni violenti dell’ingiuria e del disprezzo. Svelando così il vero volto di una testata, che oscilla tra l’essere un innovativo strumento d’informazione e un sottile strumento di propaganda o di linciaggio. Vado per titoli.

Articoli su Soria. La risposta di Babando è falsa: il mio nome sulle diverse versioni dell’articolo è rimasto non per mezz’ora, bensì almeno per quattro ore: dalle 10.32 ad almeno le 14.30. A conferma, si veda l’ora della prima versione e l’ora del mio sms in cui chiedo di cancellarmi; a quell’ora c’ero ancora nell’articolo. Passi per il suo nuovo palmare con cui ella pasticcia, ma almeno per guardare l’ora ci sono ancora gli orologi da polso. Né ha risposto alle mie domande: perché dopo essere stato tolto sono stato rimesso? Se non insistevo (dovrei chiedere scusa del fastidio arrecato, direttore?) mi avreste levato dal ventilatore di fango?

Accuse nei miei confronti. Il meglio però Babando lo ha dato giudicandomi in modo sprezzante e villano. Mi ha dato dell’inetto e inutile, ma basta chiedere ai sindaci che mi hanno scelto, alle tante persone, associazioni che mi hanno conosciuto in otto anni da Assessore a Torino, in cui ho contribuito a trasformare il welfare torinese, passando da un sistema costoso e rigido a gestioni dirette a un sistema quasi a totale accreditamento.

Da consigliere regionale ho seguito con competenza sanità, assistenza, bilancio, non facendo sconti a concessionari autostradali, costruttori spregiudicati, speculatori in sanità, intrecci collusivi. Sorvolo sulle cattiverie relative ai rimborsi; mi basta essere stato assolto dalla Magistratura. Chi pensava di fare giustizia sommaria ci è rimasto male, lo capisco.

Infine, il mio impegno da parlamentare e da vicecapogruppo: svolgo un lavoro spesso silenzioso, non inutile. Non corro a fare comunicati, ma sono ascoltato e credo stimato. Si veda il mio blog degli ultimi due anni e, anche qui, basta chiedere ai colleghi, compresi i piemontesi. Per valutare la reputazione di una persona si fa così, a meno che non si sia scelta la strada del pregiudizio o del linciaggio.

Il Grande Suggeritore. Gli faccio ovviamente ombra, ed è quindi al collega senatore che credo si debba attribuire il giudizio sprezzante nei miei confronti, riportato dall’amplificatore. D’altronde, che il di cui sopra sia intoccabile lo dimostra il fatto che, quando recentemente è stata decimata con l’accusa di contrabbando una nota società di produzione di sigarette, per la quale il Grande Suggeritore si era molto speso in Parlamento, la notizia sia stata secretata mentre La Stampa e La Repubblica gli hanno dedicato l’apertura. O che dire dell’agiografia costruita intorno all’emendamento canguro, con cinque articoli in una settimana dedicati al nuovo quasi statista? E mi fermo qui.

Conclusioni. Mi aspetto che il direttore risponda nuovamente, visto che si pensa di vincere dicendo l’ultima parola. Volentieri la concedo e prometto di non dedicarle più prezioso tempo, che in questi giorni potevo destinare a cose più utili. Ma talvolta ci si trova in situazioni in cui a un certo punto bisogna dire basta. L’ho fatto anche nel mio ruolo di parlamentare, avvantaggiato dalle prerogative di libera espressione a noi riconosciute. Meno male perché, in quanto eletti direttamente dal popolo (io in quattro diverse elezioni o primarie), possiamo esprimerci e difenderci senza essere intimoriti. Comunque, mi pare di averlo almeno fatto capire, non è il mio caso.

Stefano Lepri

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