Un’Italia più unita con il senato federale

Tre cittadini italiani abitano rispettivamente ad Alessandria, a Pavia e a Piacenza: cinquanta chilometri di distanza l’uno dall’altro, ma con tre diverse legislazioni regionali quadro per essere assistito se sei povero, se cerchi lavoro, per il diritto allo studio, se vuoi ristrutturare casa, ecc. Intendiamoci: si tratta di diversità sui livelli essenziali di assistenza e prestazioni, sulle regole generali, cioè tra le leggi quadro; non sui modelli gestionali, che possono ragionevolmente diversificarsi.

Secondo l’articolo 117 della Costituzione, «nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato».

Ora, se la legislazione concorrente sembra (ed è un bene) non ci sarà più, resta il dubbio: sulle competenze esclusive delle Regioni saranno definiti i principi fondamentali, come tali universali in tutt’Italia, oppure no? Se lo farà la camera, cioè lo Stato, creeremmo un conflitto di competenze già in Costituzione. Ma non ha senso continuare, come oggi, ad avere venti legislazioni di indirizzo diverse.

Ecco dunque un ruolo decisivo (vorrei dire: il ruolo decisivo) per il senato federale: approvare le leggi quadro sulle competenze esclusive delle Regioni, o con unico passaggio al senato, o con un doppio passaggio tra camera e senato, ma con il terzo passaggio finale al senato. Pur sapendo che il bilancio continuerà ad essere approvato e ripartito solo dallo Stato, cioè dalla nuova camera dei deputati.

Risultato: non solo un’Italia più unita e omogenea, ma anche la definizione di un luogo (il senato delle autonomie) dove le Regioni sono costrette a confrontarsi, a trovare sintesi sulle linee guida relative alle materie loro attribuite.

A consigli e giunte regionali continuerebbero a restare le legislazioni settoriali e di dettaglio, la programmazione dei servizi e delle prestazioni, l’azione esecutiva, da estendere progressivamente a competenze oggi coperte dalle Province, nella prospettiva della loro abolizione.

Insomma, la riforma del senato serva anche per cambiare le Regioni e il Titolo V: basta competenze concorrenti; quelle date alle Regioni trovino una loro prima condivisione legislativa al senato riformato; le Regioni acquisiscano maggiori funzioni gestionali, attribuite anche a seguito della abrogazione delle Province. (fonte www.europaquotidiano.it)

Stefano Lepri

Un commento

  1. Guido

    Mi ricorda uno di quegli articoli del 1985 quando c’era il referendum contro il taglio di 3 punti di scala mobile… i giornali dicevano qualunque idiozia a sostegno del no (per nascondere che il no significava “non voglio dei soldi in tasca, voglio che rimangano nelle tasche di Agnelli”).

    La riforma del senato non garantisce nulla di quanto detto nell’articolo, e basterebbe una legge o un decreto legge (ma non ved l’urgenza) o un emendamento in uno di quei decreti omnibus che piacciono tanto al governo…. ma a quanto pare non c’è volontà politica di attuare quanto detto nell’articolo, è solo un articolo di propaganda, come al solito

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