I conti di Cota: chirurgo o stregone?

Vi invito a leggere la versione integrale del mio intervento in Aula in occasione del Consiglio straordinario dello scorso 6 novembre su “La situazione dei conti della Regione e provvedimenti conseguenti”. Ogni commento, credo, risulti superfluo.

Mi consentirà, Presidente Cota, un briciolo di ironia.

A me lei pare, in questo momento e in questi mesi, un po’ come un medico chiamato al capezzale di un malato molto grave – una specie di primario, uno dei tremila attualmente ricoprenti una carica di struttura semplice o complessa, dei quali una buona metà, voglio ricordarlo, è stata nominata dal centrodestra di cui lei faceva parte – aiutato da due valenti collaboratori: un famoso chirurgo proveniente e scelto dalle imprese private, certamente capace di fare il suo mestiere, e una anestesista, brava e sorridente, che anche oggi ha contribuito ad aprire e approfondire la discussione. Chi sono i suoi collaboratori, che mi consentiranno anch’essi un po’ di ironia? Sono l’Assessore Monferino e l’Assessore Quaglia.

Qual è il problema? Il problema è che questa équipe, che oggi si ripresenta per rappresentarci una situazione così drammatica, ha la siringa pronta – l’anestesista – ma non fa mai l’iniezione, ha il bisturi pronto – il chirurgo – ma sinora ha fatto solo l’incisione senza asportare il male; mentre lei, Presidente, che fa il primario, continua a dire, tirato per il camice, che oggi è tardi e che domani faremo l’intervento.

Se fosse una scenetta, Presidente, farebbe ridere; ma è una tragedia. E per sintetizzare l’intervento autorevole del nostro capogruppo, non potete dire – cosa che state dicendo da un anno – “razionalizzeremo le partecipate”, continuando invece a gonfiarle. Perché di questo si tratta: SCR e Finpiemonte, infatti, continuano ad avere personale in più e compiti in più ed è da un anno, con progressivi rinvii, che attendiamo il vostro programma di razionalizzazione delle partecipate.

Non potete continuare a dire – cosa che abbiamo evidenziato anche nella legge finanziaria – che metterete mano alla razionalizzazione del personale e poi le misure della spending review – possiamo chiamarle così – fanno finora il solletico al personale. Non potete dire “non faremo più mutui” – cosa che ha detto ancora oggi l’Assessore Quaglia – e poi iscrivere, anche nel 2013, 300 milioni di nuovi mutui; magari non li accenderete, ma sono previsti. Questo conferma la linea secondo cui i problemi, cioè le scelte, cioè i tagli si continuano a rinviare.

Non potete dire “riduciamo il numero di primariati” ma poi, appena esce un’ipotesi – su cui certamente siamo disponibili a discutere e ad approfondire – vi sono autorevoli e meno autorevoli esponenti della maggioranza che puntualmente – chi l’uno, chi l’altro – vanno a rincorrere la tutela del primario di turno, dell’indifendibile e, talvolta, dei particolarismi.

Allora, signor Presidente, proprio per essere sintetico e scusandomi per l’eventuale ilarità suscitata, le direi: faccia il primario, o almeno il medico di medicina generale o lo specialista; prenda, cioè, il ricettario e prescriva la cura, disponga gli interventi chirurgici e dica alla brava anestesista che il suo compito non è di sopire o di rinviare, ma al massimo quello di fare sentire un po’ meno il dolore che inevitabilmente sarà determinato.

Le faccio un’ultima avvertenza, Presidente: non prescriva medicine con troppi effetti collaterali. Mi riferisco, in particolare, alla questione del Fondo immobiliare sulla sanità su cui noi faremo una durissima battaglia perché sappiamo che, dietro l’almeno apparente e condivisibile determinazione a liberare risorse e a ridurre l’indebitamento, ci sono diversi rischi.

Uno è quello che lo Stato non ci dia più risorse perché il patrimonio non è più in capo esclusivamente al Servizio sanitario regionale; che i privati si avvantaggino – com’è già capitato in moltissime società partecipate miste pubblico-privato – dagli investimenti che potrebbero arrivare dalla Regione e perché oggi noi iscriveremmo a patrimonio del Fondo immobiliare dei valori patrimoniali che sono assolutamente sottodimensionati – lo sappiamo – e che verrebbero, invece, una volta valorizzati, accertati a valore reale, con un evidente presumibile vantaggio in capo ai soci privati.

Sono solo alcune delle preoccupazioni che abbiamo rappresentato e che ci inducono ad essere molto sospettosi su questa possibile cura.

In conclusione, immagino già l’obiezione: “Ma voi volete solo criticare”. No, noi non siamo esenti – lo voglio ricordare anche in questa sede, perché non è mai troppo tardi (peraltro, lo abbiamo già ricordato più volte) – da limiti o responsabilità. Siamo corresponsabili di questa situazione, tuttavia prevale largamente in noi, oggi, il senso grave della responsabilità.

Ci vuole, Presidente, una “cura da cavallo”. Ma non si può solo promettere la cura da cavallo, perché altrimenti, come ha bene ricordato il collega Reschigna, il cavallo non beve più.

Oggi i fornitori della Pubblica Amministrazione regionale non sono più in grado di scontare le fatture perché non si verifica, agli occhi di chi finanzia il sistema imprenditoriale, una determinazione forte, da parte della Regione, a mettere mano alle misure che tutti si attendono. E quindi c’è – questo è l’effetto prossimo che abbiamo registrato – una chiusura di tutte le disponibilità finanziarie.

Ci consideri, insomma, signor Presidente, un suo collega (non sappiamo se più bravo), ma cerchi di avere da noi qualche amichevole consulto. Non tocca a noi fare la diagnosi, signor Presidente, ma stia sicuro – lo abbiamo già fatto anche in questo ordine del giorno – che non ci sottrarremo dal formulare delle proposte, a condizione che smetta il gioco del passaggio del cerino e che si decida, finalmente, a prescrivere ciò che serve.

Altrimenti, signor Presidente, più che un medico, presto o tardi sembrerà uno stregone.

Stefano Lepri

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *