Preferenze, perché no?

Ma le preferenze vanno bene solo in Regione e nelle grandi città?

L’intervista di Franceschini di oggi e quella di ieri di Finocchiaro ci portano alla domanda: ma perché quando si vota alle politiche c’è sempre il pericolo che, con le preferenze, si spenda troppo e che ci siano intrecci con la malavita o il malaffare, mentre questo problema non c’è quando si fanno le elezioni regionali o si vota nelle grandi città? Qualcuno maligna (a torto) dicendo che molti parlamentari non sarebbero in grado di essere eletti.

Seconda domanda: ma se passano i collegi uninominali, chi decide i candidati che andranno nei collegi migliori? I cittadini o i partiti? I cittadini potranno dire la loro solo laddove la competizione sia in bilico e comunque non potranno scegliersi il loro candidato, ma solo quello che esprimerà il partito o la coalazione che lui sceglie. Risposta vera: li sceglieranno i partiti, o le primarie. Primarie di collegio uninominale o primarie provinciali?

Penso (pensiamo in tanti) che il partito a livello nazionale debba affrontare senza veli la vera questione: se non ci saranno le preferenze, come si sceglieranno i parlamentari dentro il PD visto che, tra porcellum o provincellum, poco cambia?

I cittadini vogliono tornare protagonisti anche al momento del voto. Cerchiamo di ascoltarli.

Stefano Lepri

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