LAVORO E WELFARE, COSA CAMBIA CON LA RIFORMA

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Il dibattito sulla riforma costituzionale si è concentrato finora sui temi più conosciuti: trasformazione del Senato, riduzione dei costi della politica, bilanciamento tra i poteri, rapporto con la riforma elettorale. Assai meno invece, almeno finora, sono state approfondite le questioni che riguardano i nuovi rapporti tra Stato e Regioni.

Per quanto riguarda le politiche sociali, la riforma attribuisce allo Stato le competenze esclusive relativamente alle disposizioni generali e comuni, mentre lascia alle Regioni la legislazione ordinaria relativa al proprio territorio, pur entro la cornice tracciata con le leggi nazionali. In questo modo dovrebbe essere garantita una maggiore omogeneità e facilitata la creazione di fondi nazionali specifici, da destinare con linee guida comuni.

Quanto al lavoro: da materia concorrente, la “tutela e sicurezza del lavoro” diventa competenza esclusiva dello Stato, a cui si aggiunge quella delle “politiche attive del lavoro”.  In questo modo si potrebbe dare unitarietà agli interventi di incrocio tra domanda e offerta di lavoro; si potrebbe gestire in modo sinergico le politiche passive (cassa integrazione, Naspi, ecc.) con quelle attive, cercando di trasferire progressivamente più risorse su queste ultime.

Si tratta di modifiche sostanziali, che possono portare maggiore efficienza e anche grandi risparmi. Non se ne parla quasi mai, ma sono questi (e altri) i veri vantaggi che la riforma, se approvata, potrà determinare.

Ne discuteremo alla GAM il prossimo lunedì 14 novembre insieme a Pietro Ichino (per il Sì), uno dei più importanti giuslavoristi italiani e mio collega al Senato; ad Eleonora Artesio (per il No), oggi competente e battagliera consigliera comunale di Torino, già assessore in città e in Regione.

Conto sulla vostra presenza e sul passaparola.

Stefano Lepri

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