Giu 282016
 

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Il dibattito di questi giorni sulla sconfitta elettorale – in attesa delle direzioni nazionale e regionale – segna solo alcune indiscrezioni: vi sarebbero alcuni inviti al segretario regionale a dimettersi. Il virgolettato, nel caso delle dichiarazioni più autorevoli, sembra sia stato riportato scorrettamente da terzi, ma il condizionale è ancora d’obbligo. Brillano allora, almeno per franchezza, altre dichiarazioni di un collega senatore, secondo cui “il tema non sono le dimissioni di Gariglio, anche se al suo posto le avrei già rassegnate”.

A me non piacciono queste posizioni: o le dimissioni si chiedono, ma vanno motivate, oppure si tace e si lavora insieme per migliorare le cose che non vanno. In proposito sono chiaro: non credo che Gariglio sia particolarmente responsabile, come segretario regionale, delle sconfitte.

A Torino si è perso per varie ragioni. Ma difficilmente si può attribuire la responsabilità a un segretario regionale che cinque anni fa sfidò lo stesso Fassino alle primarie, quasi a dire della necessità già allora di un rinnovamento (almeno generazionale) che la maggioranza del PD non volle.

Il risultato deludente di quasi tutti i Comuni della cintura di Torino in cui si è votato è stato frutto di scelte autonome dei singoli circoli o della segreteria provinciale. E che dire della sconfitta di Novara, con un sindaco giovane uscente: si poteva forse impedirgli di correre per un secondo mandato? Così come non sono sorprendenti gli altri risultati in quella provincia, in terre da sempre di centrodestra.

Che anche Davide abbia fatto errori e debba fare autocritica è indiscutibile. Li ho fatti anch’io. Che gli venga pubblicamente chiesto di farsi da parte è invece inaccettabile, e chi lo chiede fa solo torto ai piemontesi che lo hanno voluto. Poi scopri che quel qualcuno lo chiede più per ottenere altro. E allora almeno è chiaro.

Stefano Lepri

  One Response to “PERCHE’ ABBIAMO PERSO. NON SI SCARICHI SU GARIGLIO”

  1. Caro Senatore, abbiamo perso perché il 5 stelle ha vinto, e ha vinto perché due soggetti, dotati di mezzi adeguati, di esperienza, di conoscenza della reattività dell’elettorato,e di nessuno scrupolo, hanno costruito uno strumento vincente, dando e dandosi delle regole ferree:
    esposizione mediatica dei soggetti solo se autorizzata; “educazione” degli stessi; nessun compromesso con i Partiti da demonizzare; creazione della figura del politico-cittadino che rinuncia a parte dello stipendio; esclusione di chi viola queste regole o la strategia dettata dai due capi; e quant’altro.
    Queste regole da setta medioevale sono perfettamente legali, in colpevole assenza di una regolamentazione legale dei Partiti, regolamentazione che (come quella dei Sindacati e delle Confederazioni ) troppo comodo ha fatto alle nomenklature, soprattutto alla nostra, e troppo danno ha fatto e farà al Paese.
    A contrastare questa macchiana di guerra il PD, privo di qualsiasi ombra di disciplina interna; ove chiunque può insultare pubblicamente la Direzione e sputtanare la nostra politica, e fare propaganda a favore dell’avversario. Nel mio Circolo un se dicente sostenitore insulta pesantemente il Segretario; insulta noi renziani; si dichiara euro scettico e fonda le sue analisi su fatti mai accaduti quali, l’uscita dell’Austria dall’Unione e l’ingresso della Svizzera. I miei formali inviti a cacciarlo o quanto meno sanzionarlo non hanno sortito nessun effetto, se non quello di auto escludere dal forum del Partito quanti si sono rotti.Evidentemente si pensa che far numero sia la cosa più importante, anche se rimane la meno funzionale alla democrazia.
    Certo per quanti fanno politica solo come dazione, non proponendosi nessun fine personale, queste constatazioni non rallegrano. Abbiamo sopportato il rafforzamento di Berlusconi, quando un paio di leggine a misura potevano affondare definitivamente, o almeno ridimensionare le sue aziende , “vanto e orgoglio nazionale”, ora assistiamo allo sfaldamento non dichiarato del Partito, e di poca consolazione è la constatazione che negli altri Paesi democratici la situazione sia analoga.

    Cordialmente.

    Vittorio Annovazzi

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