Nov 062014
 

Roma-20141105-00506

La sceneggiata inscenata ieri sera dai pentastellati al Senato ha dell’inverosimile, se non fosse che è successa davvero. Esasperati, a loro dire, dai troppi voti di fiducia, ma anche da alcune decisioni non condivise, hanno pensato legittimo impedire ai parlamentari di votare, ostruendo il passaggio per esprimere il voto di fiducia. Una sorta di picchetto, insomma, corredato dalla mostra delle mani sporche di nero, evocanti il petrolio delle trivellazioni previste nel decreto, o di cosa altro non so. I pochi che hanno osato passare hanno dovuto farsi largo con la forza, subendo l’onta e le ingiurie dei protestatari.

Che si possano usare tutti gli strumenti regolamentari per fare ostruzionismo è legittimo. Che si possa urlare, provocare e offendere i colleghi è ormai prassi consolidata e, purtroppo, tollerata. Che si possano fare striscioni e manifesti da stadio o sceneggiate da teatro è anche, ormai, pratica abituale; ti consente di ottenere qualche foto sui giornali e di dimostrare che ti batti. Ma che si potesse impedire ai colleghi di votare, questo no, non era ancora capitato.

Qualcuno ha evocato i metodi del ventennio o prefigurato una rapida evoluzione in quel senso. Io, più semplicemente, penso sia l’ennesima ammissione della loro irrilevanza. Quando usi la violenza hai finito gli argomenti, anche li avessi buoni.

Stefano Lepri

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