Leopolda, dai sogni al governo

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Solo due anni fa, alla terza Leopolda, c’eravamo per testimoniare il sogno di un’Italia coraggiosa e di un PD capace di cambiarla. Dopo due anni è cambiato tutto, grazie soprattutto a una leadership capace di visione e a un popolo che non si vuole arrendere al declino.

Io alla Leopolda c’ero, come tanti di noi. Sabato ho avuto la responsabilità di guidare il gruppo di lavoro su welfare e non autosufficienza, insieme a Mariena Scassellati Galetti, grande esperta nel campo della domiciliarità per le persone anziane. Stamattina ho partecipato a un programma su RAI radio 3 proprio su questi temi, riprendendo i contenuti emersi alla Leopolda. Ecco la sintesi del lavoro di gruppo che è stata approvata.

Welfare per la non autosufficienza        tavolo 53

Il welfare per i non autosufficienti (persone anziane, disabili, minori) dovrebbe:

coniugare davvero le risorse per trasferimenti monetari (assegno di accompagnamento e di invalidità) con l’erogazione  sociosanitaria organizzata di servizi (risorse di ASL, cittadino e/o Comuni). L’obiettivo finale potrebbe essere il riconoscimento di un unico assegno di cura sociosanitario, da erogare condizionato alla definizione di un piano di assistenza personalizzato e da integrare con risorse della persona fruitore attraverso la valutazione dell’ISEE;

integrare i livelli essenziali di assistenza con il riconoscimento anche degli interventi domiciliari socio-sanitari per le persone malate croniche non autosufficienti, da riconoscere come diritto (al pari delle prestazioni residenziali) e, quando possibile, con precedenza;

assicurare gli interventi in post acuzie attraverso una rete di servizi residenziali (RSA e case di cura), così da evitare il continuo ricorso a ricoveri e diagnostica ospedalieri inappropriati e costosi;

garantire un significativo fondo per la non autosufficienza ai Comuni, che oggi sono sempre meno in grado di integrare la quota alberghiera nel caso di utenti indigenti;

continuare nello sviluppo di un welfare di comunità e di prossimità, attraverso una rete integrata di sussidiarietà che mantiene in capo al ruolo pubblico le funzioni di programmazione, garanzia dei diritti e controllo delle prestazioni;

investire nell’empowerment delle persone portatrici di disabilità o non autosufficienza, delle loro famiglie e dei care giver;

aprire le strutture residenziali, trasformandole in centri di servizi aperti al territorio, anche per sostenere la domiciliarità;

sviluppare la figura dell’operatore sociosanitario itinerante, per un continuo monitoraggio del territorio al fine della prevenzione e dell’ascolto della solitudine;

diffondere i servizi e i ricoveri di sollievo, per garantire tregua ai care givers, anche offrendo loro un’informazione e una formazione adeguata;

diffondere una nuova cultura dell’abitare sociale, agevolando forme di mutuo aiuto tra vicini e tra generazioni;

investire nelle nuove tecnologie (domotica al domicilio) per promuovere autonomia e abbattere i costi;

favorire nuove forme di mutualità assicurativa.

Stefano Lepri

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