Macché dispotica, la riforma è democratica

costituzione

Autoritaria, macché

 

Ecco il mio intervento svolto oggi al Senato nel corso del dibattito generale sulla riforma della Costituzione

La riforma della Costituzione in discussione al Senato è accusata di visione autoritaria. Il combinato con la proposta di nuova legge elettorale può far sorgere timori, che andranno fugati quando si affronterà quella riforma. Ma questo testo è invece tutt’altro e anzi aggiunge non pochi elementi di democrazia e bilanciamento tra i poteri. Ecco dieci modifiche che danno il senso di una riforma equilibrata, niente affatto dispotica.

1)  Si obietta che con l’elezione indiretta dei senatori sarà negato il volere del popolo, ma non è vero. I consiglieri regionali sono quasi tutti eletti con le preferenze in competizioni durissime, i sindaci sono votati a maggioranza dai loro concittadini. E’ verosimile ritenere che i consiglieri regionali designeranno loro colleghi esperti e votati. Diventando senatori, rappresenteranno anche le loro istituzioni, da cui sono indicati, indirizzati e controllati. Insomma, questi eletti di secondo grado hanno una doppia rappresentanza: dei loro cittadini e delle loro Autonomie locali.

2) Il timore che il Governo e il suo capo si prendano tutto è infondato. La forma di governo non viene cambiata, al Primo ministro non si danno superpoteri, non si introduce il presidenzialismo. E il Presidente della Repubblica, che qualcuno temeva a rischio, ne esce invece con poteri di garanzia rafforzati.

3) Una concessione forte al Governo c’è: la possibilità di far votare entro sessanta giorni un suo disegno di legge, purché non sia costituzionale, elettorale, di bilancio, di delegazione legislativa o un decreto legge. Ci può stare, ma a condizione che, come indicato nel testo giunto in aula, sia un provvedimento essenziale per l’attuazione del programma di governo, votato dal Parlamento. Peraltro, questa facoltà attribuita al Governo determinerà un minor uso dei decreti legge, talvolta utilizzati anche in assenza di vera urgenza. Il Governo non potrà più reiterare decreti non convertiti o ripristinare l’efficacia di leggi dichiarate illegittimi; non si potranno approvare disposizioni estranee all’oggetto o alla finalità del decreto; il Presidente della Repubblica avrà tempo per esaminarli. Insomma, si tenta di ridurre un po’ lo strapotere praticato dagli ultimi Governi, che hanno imposto una miriade di decreti legge omnibus.

4)  Il Presidente della Repubblica verrà eletto con la maggioranza assoluta solo dopo l’ottavo scrutinio; oggi può esserlo dopo il terzo. Si allunga cioè il percorso, proprio al fine di individuare una figura di garanzia che possa essere non sgradita alle minoranze. D’altronde, né con l’attuale sistema di elezione del Senato, né con il nuovo, è scontato che i due rami del Parlamento abbiano la stessa maggioranza. E la percentuale derivante dal premio di maggioranza attualmente prevista dall’Italicum certo non garantisce a chi vince l’ipoteca sull’elezione del Presidente della Repubblica.

5) Al Senato vengono assegnate prerogative importanti, tra cui la valutazione dell’attività delle pubbliche amministrazioni, la verifica dell’attuazione delle leggi dello Stato, il controllo e la valutazione delle politiche pubbliche. La funzione di controllo dell’operato del Governo viene formalmente attribuita con il nuovo testo anche alla Camera. La nuova Costituzione, insomma, accentua le funzioni di verifica dell’operato dell’esecutivo. Difficile poter dire che ciò significa mani libere per il Governo.

6) Si introduce il giudizio preventivo di legittimità costituzionale per le leggi elettorali. Nel caso di illegittimità, la legge non può essere promulgata. Principi costituzionali come la centralità del Parlamento, la tutela delle minoranze, la volontà degli elettori non potranno essere violati, pena incorrere nello stop della Consulta. Anche qui non mi pare si sia fatto un favore ai cesaristi.

7) Nel caso di proposta di referendum, il quorum è abbassato: non più la maggioranza degli aventi diritto, ma la maggioranza degli elettori che hanno partecipato all’ultima elezione della Camera. Il numero di firme da raccogliere viene alzato, ma la Corte costituzionale si esprime subito sull’ammissibilità, così che la raccolta firme si ferma, o continua in discesa. Anche l’iniziativa legislativa esercitata direttamente dal popolo viene valorizzata: ci vogliono più firme, ma poi c’è un impegno certo a che la proposta venga calendarizzata ed esaminata. A differenza di oggi, dove i disegni di iniziativa popolare restano nei cassetti.

8) La funzione legislativa è esercitata collettivamente, da Camera e Senato, in riferimento all’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le forme associative e le funzioni fondamentali di Comuni e Città metropolitane. Inoltre, si introducono i costi standard, che impegnano Regioni e Autonomie a una virtuosa volontà di emulazione dei migliori. Sono decisioni in applicazione del principio di sussidiarietà: il contrario della centralizzazione e dell’autoritarismo.

9) Il fatto che i nuovi senatori siano eletti dai Consigli regionali con metodo proporzionale in riferimento alla popolazione e garantendo le minoranze garantisce il pluralismo, non dà per scontato che la maggioranza al Senato sia omogenea con quella della Camera e non consente alchimie del “grande manovratore” di turno.

10) C’è un nuovo equilibrio tra competenze attribuite allo Stato o alle Regioni, non un rigurgito centralista: allo Stato si attribuisce la legislazione con disposizioni generali e comuni su molte materie di competenza regionale, ma questo non significa che il Governo metta il cappello sulle Regioni. Semplicemente, si evita che l’eccessiva varietà di linee guida porti discredito alle stesse amministrazioni regionali e trattamenti diversi per i cittadini.

In conclusione, in quanto allergico a ogni tentazione plebiscitaria, pur sforzandomi di individuarla, sinceramente non la scorgo. Può darsi che qualcosa possa essere migliorato, ma l’impianto è limpidamente democratico. Sul disegno di legge elettorale, su cui il dibattito deve ancora aprirsi al Senato, vigileremo. Ma ora va sostenuta la nitida volontà di ridisegnare in modo equilibrato i poteri della nostra Repubblica.

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Stefano Lepri

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