Giornata del dono, promuovere la solidarietà

Oggi al Senato ho svolto la dichiarazione di voto del PD per l’istituzione della Giornata nazionale del dono. E’ un’iniziativa simbolica, piccola ma speriamo utile. Ecco, di seguito, il mio intervento e il disegno di legge, che ora va alla Camera.

Il «Giorno del Dono» può aiutare il popolo italiano ed i giovani a comprendere o a ricordare l’opportunità e l’importanza del dono.

Per questo motivo, il Gruppo del Partito Democratico voterà a favore del provvedimento in esame, ben consapevole che non basta una giornata per imporre, magari per legge, atteggiamenti di gratuità. La legge che prevede l’istituzione di una giornata dedicata al dono, però, può favorire, promuovere, sensibilizzare e riconoscere l’azione gratuita e volontaria, individuale, collettiva o in forma associata: questo è lo spirito, ad esempio, della legge n. 266 del 1991 sul volontariato, singolo ed organizzato.

In ogni società, tanto più in quelle premoderne, è presente la logica del dono e non vi è dubbio che modernità e post-modernità mettano a rischio queste pratiche e queste logiche, o almeno non vi è dubbio che le stiano modificando. Che si tratti di un dono unilaterale, cioè oblativo e senza contraccambio, o di uno che determina reciprocità, cioè uno scambio non monetario, magari differito, tipico dei comportamenti e delle pratiche familiari o del buon vicinato, ciò che importa è tenere vive e diffuse tali pratiche, diverse sia dal codice del mercato, cioè dallo scambio economico in denaro, sia dallo Stato, cioè dall’esercizio del potere per la regolazione e la produzione di beni pubblici.

Perché, dunque, è necessario valorizzare il dono? Non solo, in sintesi, perché chi ne beneficia oggi nelle nostre comunità con difficoltà avrebbe diversamente quel vantaggio. Immaginiamo solo cosa succederebbe se solo un giorno chiudessero le mense dei volontari per i poveri o la raccolta del sangue, se mancassero i volontari nelle case di riposo o negli ospedali o se si fermasse il volontariato della protezione civile. Non è solo necessario, perché difficilmente potremmo trovare alternative a questo grande impegno volontario; non solo perché ci sono alcuni beni relazionali che possono essere prodotti solo attraverso il dono (pensiamo all’amicizia, all’ascolto, al conforto delle persone che soffrono): citando un famoso sociologo, si può dire che non si può dare senso per via amministrativa.

Valorizzare il dono è necessario anche perché solo se c’è più dono può crescere la coesione sociale. Solo se c’è più dono aumenta quel capitale sociale che non è, come si può intendere abitualmente, la base economica dell’impresa, ma è il fondamento della società, il capitale societario. E’necessario anche perché cresce quella fiducia reciproca, senza la quale il mercato e lo scambio difficilmente possono operare su basi sicure. Ancora di più perché senza un incremento di dono la politica rischia di diventare semplicemente un’arena e perde quella palestra dove i giovani si impratichiscono per operare per il bene pubblico con disinteresse. Ma di più, senza un incremento di dono rischiamo di avere cittadini progressivamente servi del consumismo, della fiction e probabilmente sudditi della politica.

Ora dobbiamo dire che molto è stato fatto in questi vent’anni, a cominciare dalla già citata legge sul volontariato; credo anche che tanti piccoli atti sono stati positivi e lo sono tutti giorni (penso per esempio al riconoscimento dei crediti formativi per i ragazzi delle scuole medie superiori che fanno in modo sistematico attività di volontariato), ma resta ancora moltissimo da fare. Da questo punto di vista, il Giorno del dono può essere certamente utile: penso per esempio all’opportunità di aprire in quel giorno le porte dell’associazionismo di ogni genere in modo particolare agli studenti delle scuole medie superiori. Aprire le porte affinché i giovani possano entrare nelle organizzazioni di volontariato è una grande sfida ancora largamente inesplorata.

Dunque, in conclusione, non importa per quali ragioni i cittadini sperimentino o vogliano sperimentare il dono e l’azione oblativa: che sia per spirito o sentimento religioso, che sia per senso di fraternità, oppure magari per sentimenti meno nobili ma altrettanto straordinariamente umani come il sentirsi utili e l’incontrare persone. L’importante è che nelle nostra comunità si operi non solo dando per avere, così come richiede il codice del mercato, non solo dando per dovere, come richiede il codice della politica, ma semplicemente e primariamente dando gratuitamente, senza contraccambio.

Scarica il ddl Istituzione del Giorno del Dono

Stefano Lepri

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