Fiducia, con coraggio

 

Oggi sono intervenuto in aula, subito dopo l’intervento del Presidente Letta, nel corso del dibattito sulla fiducia. Di seguito il mio intervento:

Signor Presidente,

abbiamo molto apprezzato il suo intervento oggi, puntuale, con un orizzonte ambizioso e con date certe su cui definire gli obbiettivi. Non è una critica, ma un apprezzamento, l’osservare un cambio di marcia rispetto ad altri suoi interventi. Certo, aiuta soprattutto la maggioranza più coesa, ma sicuramente anche il fatto di poter contare su una leadership del nostro partito, che è il principale sostenitore di questo Governo, forte e determinata.  Finora, per molte ragioni che lei ha giustamente ricordato, abbiamo viaggiato con il diesel. Da oggi, o comunque dall’anno nuovo, possiamo mettere il turbo.

Mi limito quindi a pochi spunti, senza ripetere i punti cruciali già illustrati nel suo intervento, come ulteriore stimolo a un programma 2014 sicuramente ambizioso e convincente.

Quanto alle riforme istituzionali, vorrei ricordare l’importanza di intervenire anche sulle spese diverse dai “costi della politica”, dai cui poter ottenere risparmi ben più sostanziosi.  L’applicazione dei costi standard, a ogni livello e a cominciare dai Ministeri (che dovrebbero avere una comparazione con gli analoghi degli altri Stati), passando per le Regioni e i Comuni, dovrà essere applicata senza più cedimenti alla logica dei tagli orizzontali imposta dalle lobby e dalle burocrazie. Dovrà essere avviata una riflessione sul perché, ancora oggi, si prevedono trasferimenti così diversi tra le diverse regioni. Non vi sarà coerenza nell’abrogazione delle province senza anche una seria riorganizzazione delle articolazioni periferiche dello Stato. Debbono essere ridotti i privilegi dell’alta burocrazia statale e regionale, ai quali è anche permesso di poter cumulare redditi diversi, pur verosimilmente e auspicabilmente svolgendo una sola attività. Dovrebbero essere rimossi, o almeno penalizzati, quegli alti dirigenti che, chiamati a scrivere le leggi per i governi nazionale e regionale, lo fanno complicando la loro comprensione e alimentando i costi per la loro interpretazione. Oppure quelli che, chiamati a definire gli esuberi di personale pubblico da ricollocare dove ce n’è bisogno, preferiscono a fine anno distribuire a tutti dipendenti lo stesso premio di produttività. Infine, ma l’elenco potrebbe continuare, dovremo lavorare assai meglio su come incentivare (obbligare forse) la gestione associata delle funzioni fondamentali in capo ai Comuni.

Quanto invece alle riforme del lavoro, lo Youth garantee andrà fatto bene ma non basta di certo, vista la drammatica situazione dell’occupazione giovanile. In attesa di riforme strutturali e del relativo effetto espansivo sull’occupazione, ci vuole un grande programma di “lavori utili”, centrato in particolare sul servizio civile e i tirocini formativi. Più in generale, oggi vi sono le condizioni politiche per rimettere mano in modo radicale al funzionamento di un mercato del lavoro frenato da troppe leggi. E’ tempo per sperimentare forme nuove per un contratto unico di inserimento a garanzie progressive, un contratto di ricollocazione dei disoccupati che progressivamente si sostituisca a forme discrezionali e discutibili di protezione sociale, un codice semplificato che permetta agli investitori stranieri di guardare all’Italia senza pensare alla giungla.

Infine, vorrei raccomandarLe ancora maggiore determinazione nella lotta agli sprechi e nella razionalizzazione della spesa pubblica. Le faccio due esempi. Il Ministro della salute ha giustamente evidenziato come il sistema dei ticket non funzioni. Visto che, aggiungo io, solo uno su cinque è chiamato in Italia a pagarli, mentre gli altri sono in qualche modo esenti. Oppure, Il Ministro del lavoro ha evidenziato, presentando il programma di sostegno all’inclusione attiva, come si possano recuperare risorse dalle alcune misure previdenziali e assistenziali dove vi sono certamente iniquità e comportamenti opportunistici.

Abbiamo la forza, ce l’ha il Governo, per metter mano a queste e ad altre storture della spesa pubblica italiana?  Io penso di sì, che la sua leadership e una maggioranza più coesa e forte possa finalmente affrontare coraggiosamente riforme, impopolari per alcuni, ma alla fine apprezzabili ai più. Si abbia questa volta quel coraggio che per troppo tempo è mancato.

Leggi l’intervento del Presidente Letta

 Stefano Lepri

 

 

 

4 Commenti

  1. ernesto gavassa

    Sono stato presidente Provinciale Regionale membro consiglio nazionale internazionale, una categoria (parrucchieri) autonoma seria lavoratrice pensate che in Italia del 1970 (120.000 negozi da parrucchiere, oggi 74.000, gli stessi anni Torino 3.200 oggi 1.628 questo è un dato da brivido essendoci gli stessi clienti, perché nessuno non prende in considerazione queste aziende che pagavano puntualmente ogni tipo di spese,tasse,affitti ecc

  2. Roberto Maiocco

    Carissimo Stefano, forse al presidente Letta avresti dovuto ricordare che non si può parlare di lotta all’evasione e fare sconti alle società di videopoker mentre Equitalia si accanisce sui piccoli imprenditori, che gli italiani gli hanno chiesto di tagliare sui costi della politica e di restituire i soldi dei finanziamenti ai partiti (che adesso sono anche incostituzionali), che preferiamo che si spenda per la sanità piuttosto che per degli aerei da guerra, che sarebbe equo che tutti (quindi anche voi parlamentari e ministri) andaste in pensione dopo 40 anni di contributi e non solo dopo una legislazione, che sarebbe ora di chiedere agli istituti di credito ragione delle loro operazioni spericolate “costringendoli” a finanziare la ripresa di questo paese, che ci vogliono leggi che vietino l’uso abominevole dei termini di pagamento a 30, 60 ecc giorni: io ti fornisco un prodotto o un servizio e tu mi paghi subito altrimenti interviene direttamente lo stato. I cittadini sono stanchi di finti buoni propositi … vogliamo dei fatti … anche simbolici (che poi simbolici non sono) come ad esempio rinunciare alla flotta immensa di auto blu che spesso vediamo utilizzate per questioni anche poco istituzionali. Insomma basta parole ma cambiamenti reali. Ricordalo tu a Letta, che vieni dal nostro quartiere a Torino, dove i tuoi genitori erano impegnati in prima persona in parrocchia, a sostegno delle persone meno fortunate, rispondendo ad una vocazione che poneva gli altri al di sopra dei propri interessi personali.
    Buon lavoro Stefano.

  3. Briano Giuliano Giorgio

    Egr. Sen Lepri
    vivo nel suo quartiere, anzi parrocchia, Madonna Delle Rose.
    Visto ciò e come che capita a Torino in questi giorni sono CERTo che la Grande criminalità siciliana ha dato un segnale CHIARO E DETERMINATO
    PROTA PALAZZO e GLI ALTRI MERCATI si apriranno quando, Grillo e Berlusconi complici, saranno soddisfatte le richieste di tangenti per garantire Protezione che soli i Forconi potranno pretendere!!!
    Questo capita anche in concomitanza della fine esperienza CASELLI a causa del suo pensionamento.
    GRIDI a VIVA VOCE e FORTE quanto sopra per mettere i commercianti sull’avviso

    Ho votato RENZI
    ora fuori gli Artigli!!!!!!!!!! e le PALLE!!!!

    Briano Giuliano Giorgio.

  4. Adriano Frascaroli

    Condivido in pieno.
    Sto formando un gruppo di ex dirigenti Fiat Auto che possa aiutarti, se vuoi, nell’affrontare alcuni temi con maggior cognizione (forse) di causa.
    Ci possiamo sentire?

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