Ago 082013
 

 

Nell’ultima Direzione nazionale è stata, da più parti e autorevolmente, avanzata la proposta di far partecipare alle primarie per il Segretario nazionale solo chi si iscrive pur anche un minuto prima di votare; cioè di non fare le primarie, ma un congresso tradizionale.

L’argomentazione ufficiale è nota: separando le sorti di premiership e segreteria, ne deriverebbe l’opportunità di fare eleggere gli organi di partito dai soli iscritti. Secondo argomento: non è giusto, si dice, che i militanti che si impegnano tutto l’anno nei circoli finiscano per votare al pari dell’ultimo sconosciuto, magari finto simpatizzante e infiltrato per impedire l’evolversi delle progressive sorti.

Sarebbe facile obiettare affermando che vi sono invero altre legittime valutazioni e preoccupazioni. Preferisco invece provare ad avanzare una critica di fondo alla proposta.

C’è del giusto nell’argomento del militante che vuole contare di più nella scelta del Segretario. Ma allora, bisognerebbe onestamente riconoscere che solo una piccola parte degli iscritti si impegna effettivamente nei circoli, nei luoghi di lavoro, nel corso delle campagne elettorali. Domando: che differenza c’è, agli occhi del militante motivato e attivo, tra il simpatizzante appassionato e l’iscritto, magari chiamato a fare solo numero in vista della conta congressuale?  Quale diversità reale può individuarsi tra l’iscritto dell’ultimo minuto e il tradizionale partecipante alle primarie, che versa due euro e lascia le sue generalità dichiarando di essere elettore del partito?

Si deve poi mettere in conto che, se passasse la linea di modificare le regole, non voterebbero i simpatizzanti poveri (che non possono permettersi di pagare i quindici euro) e chi, per ragioni professionali, non può esporsi.

Voterebbero invece molti iscritti “spintanei” che non hanno mai fatto un’ora di militanza, alla faccia di chi chiede di far eleggere il segretario solo da chi si impegna davvero e con continuità.

Se si volesse mantenere coerenza tra premesse e conseguenze, si dovrebbe onestamente riconoscere che hanno titolo a votare i Segretari (di circolo, provinciale, regionale, nazionale) solo quanti hanno assicurato, con una certa continuità, il loro impegno, certificato dai diversi direttivi. Diversamente ci si arrampica sugli specchi, provando a trovare una distinzione tra iscritti inattivi e simpatizzanti elettori che non esiste, se non per il costo della tessera.

Se proprio si vuole, ed è ragionevole, far contare di più i militanti, si scelga un modo per individuarli e si attribuisca loro un peso maggiore (magari un voto doppio), senza affaticarsi a distinguere, non convincendo, tra semplice iscritto dell’ultima ora e simpatizzante elettore che vuole votare alle primarie.

Insomma, insistere sulle distinzioni tra le primarie per il segretario e quelle per il premier è incomprensibile ai più. In autunno dovremmo avere un solo obiettivo: portare alle primarie il maggior numero possibile di cittadini, che siano elettori o iscritti. (articolo uscito anche su http://www.europaquotidiano.it)

Stefano Lepri

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