Apr 222013
 

Il discorso di insediamento (allegato) di Napolitano ha ridato vigore e speranza ad un Parlamento segnato dalle divisioni e dal disorientamento.

Il presidente della Repubblica non ha avuto peli sulla lingua, lamentando le mancate riforme elettorali e istituzionali, denunciando inerzia, corruzione e il mancato slancio nel ridare fiato all’economia.

Nel riconoscere un ruolo di stimolo e novità al Movimento cinque stelle, ha denunciato il rischio di mettere la piazza o la rete contro le istituzioni democratiche.

Ha ricordato come il bipolarismo non sia un dogma e che occorre, quando le situazioni lo richiedono, unire le forze politiche, andando oltre una contrapposizione spesso sterile.

Insomma, ci ha ricordato le sfide a cui siamo senza indugi chiamati a rispondere. Sarà un uomo saggio a vigilare, senza sconti.

Leggi  Messaggio del Presidente

Stefano Lepri

  One Response to “Il Presidente dà la linea”

  1. Caro Stefano, purtroppo siamo arrivati dove nessuno di noi avrebbe mai nemmeno pensato di arrivare: ad un governo con Berlusconi! Un Berlusconi poi che sta dettando di fatto le condizioni, forte dei suoi sondaggi che lo vedrebbero vincente in eventuali nuove elezioni immediate. Le responsabilità del gruppo dirigente del partito sono enormi e questo dovrà essere affrontato al più presto e senza timidezze nei confronti di nessuno.
    Tuttavia ora è più che mai indispensabile, nell’interesse del Paese e di tutta la gente che ha riposto la sua fiducia in questa forza politica, non perdere la testa e definire NOI dove e come andare. Non farci trascinare da Berlusconi in una lunga attività di logoramento che, alla fine, ci vedrebbe ancora più deboli e divisi.
    Dunque è necessario un programma credibile, di poche cose fondamentali che si possano fare in tempi brevi,che siano utili e capite dal Paese perché almeno a parole, sono condivise dalla stragrande maggioranza. Cose che non inducano nella nostra gente l’idea che accettiamo di mettere i nostri principi in discussione sul tavolo di Berlusconi, bensì che si fanno interventi che COMUNQUE avremmo dovuto fare anche da soli o con altri, di qualsiasi forza politica.
    A mio parere, a parte il problema esodati da risolvere in ogni caso, le sole cose che si possono fare, che sono comunque prioritarie per la gente e possono farci recuperare la credibilità necessaria per avere un futuro, sono queste:
    1- Governo Letta: dargli la fiducia compatti, senza defezioni che porterebbero ad un frazionamento utile solo a Berlusconi. Ci sarà il tempo ed il luogo adatto per risolvere i problemi INTERNI, se le cose che seguono verranno fatte.
    2 – Legge Elettorale: per evitare interminabili discussioni secondo me c’è una sola strada. Siamo in Europa e adottiamo un sistema già funzionante in Europa, così com’è, senza cambiare nemmeno una parola del testo della legge adottata. La francese ad esempio, ma senza cambiare NIENTE, per non dare scuse/ragioni di NON fare. Ci sarà tempo in futuro per eventuali aggiustamenti.
    3 – Riduzione costi: eliminare il finanziamento pubblico dei partiti ed adeguare le retribuzioni della macchina dello Stato, a tutti i livelli, inclusi i politici, alla media europea, tenendo conto di un parametro di aggiustamento “potere d’acquisto” nei singoli paesi.
    4 – Pagare i debiti della PA: porre fine alla vergogna di un Paese che non paga chi gli ha regolarmente fornito prodotti/servizi, provocando il fallimento di aziende e contribuendo a disoccupazione ed impoverimento della società. Il governo attuale, grazie anche ad una burocrazia non più tollerabile, pone condizioni sempre più complicate per fare impazzire i creditori e non pagarli. E ciò nonostante il sostanziale disco verde europeo! Le fatture sono state emesse a fronte di contratti che già prevedevano le condizioni di fornitura, quindi devono essere SOLO PAGATE. Tutto il resto sono bizantinismi di una amministrazione dello Stato profondamente malata, che costituisce la palla al piede più pesante per la competitività del nostro Paese, rendendolo l’ultimo posto del mondo civilizzato in termini di attratività per fare quegli investimenti indispensabili ad invertire la spirale di declino nella quale ci troviamo da diversi anni.
    5 – Fisco: fare pochissimi interventi mirati per diminuire il peso fiscale su lavoratori ed aziende. Es.: No ulteriore aumento dell’IVA, togliere in misura sostanziale l’IRAP, che è una tassa sull’occupazione, ridurre l’IMU sulla prima casa per bi redditi bassi (sempre che non ci si infili in interminabili discussioni con PDL, nel qual caso meglio non metterla nemmeno in agenda…)
    6- Europa: Far accettare le conseguenze dei punti precedenti. A suo tempo fu la Germania a sforare in misura sostanziale il rapporto deficit/pil. Dobbiamo essere capaci, con una credibilità almeno in parte recuperata e una opinione ormai diffusa che si deve andare verso la crescita per uscire dal tunnel, di farci togliere la pistola dalla tempia e accettare un nuovo piano credibile di recupero. Ciò che è stato fatto in almeno 10/15 anni non può essere riparato in un anno o due! Ora secondo me c’è spazio perché ciò venga accettato ma, se così non fosse, dovremo fare la nostra strada comunque, altrimenti il declino con le sue conseguenze economiche e sociali, è già decretato.
    E’ solo facendo queste cose, o almeno parte di queste se quelle fiscali, ad esempio, si dimostreranno troppo complesse, che ci rimetteremo in sintonia con la gente, senza compromessi sui nostri valori.
    Ed è così che potremo tornare al più presto a votare, sia per le primarie per la guida di Matteo Renzi, che per le politiche, in una condizione di forza e credibilità rinnovate.

    Certo che ci sono altre mille cose importanti da fare, ma si faranno quando le condizioni lo permetteranno e non ora, al prezzo inaccettabile del compromesso sui nostri ideali ed i nostri valori, con il risultato che non sarebbe comprensibile per la gente e porterebbe alla frantumazione e, in definitiva, alla marginalizzazione della nostra forza politica.

    Mi auguro che tu condivida la sostanza di quanto sopra e che, quindi, il mio contributo possa in una certa misura esserti utile.

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