Lug 092012
 
Il Consiglio regionale nella giornata del 2 luglio scorso è stato convocato in Assemblea aperta per confrontarsi sul tema “Il Piemonte per la Federazione europea per un’Europa solidale, democratica e federale”.
Di seguito il mio intervento in Aula, tenuto per conto del Gruppo del Partito Democratico.

“Il Piemonte per la Federazione europea per un’Europa solidale, democratica e federale

Potremmo dire “eppur si muove” dopo l’ultima riunione e dopo i risultati insperati di cui abbiamo avuto riscontro a seguito del Consiglio europeo che si è tenuto la scorsa settimana tra Capi di Stato e di Governo. “Eppur si muove”, perché c’era molto timore che quel summit potesse portare al disastro e al fallimento dell’Europa.

C’è stata effettivamente una scossa importante, e ha ragione la Presidente Bresso quando dice che abbiamo avuto un po’ di fortuna scegliendo la data per discutere di questo tema così importante, proprio a seguito di queste decisioni così significative. Non solo e non tanto per il loro valore, quanto per il senso politico che hanno assunto, perché finalmente, dopo un lungo periodo di stasi e di mancata credibilità e fiducia nei confronti dell’Europa, forse è arrivato il momento di un cambio di orientamento politico.

C’è voluta una drammatica crisi che ha colpito molti Paesi europei e anche la nostra Italia per spingere a questa accelerazione, anche perché bisogna dire onestamente che, in questi ultimi anni e forse in questo ultimo decennio, è venuto meno progressivamente il sentimento europeista. Dopo il grande segnale dell’euro, sono cresciuti in questi anni movimenti antieuropeisti, i partiti nazionalisti e, paradossalmente, si è individuata nell’Europa il colpevole delle fatiche e delle crisi che stiamo vivendo nei nostri Paesi.

È facile, è sempre così, quando c’è una crisi bisogna additare qualcuno come responsabile. Allora, dichiarazioni un po’ facili come quelle recenti di qualche ex leader: “L’euro non serve più o potremmo addirittura farne a meno”. Oppure, ancora, la vulgata comune: “Era meglio quando c’era la lira”. Insomma, sono solo banalità, ma che rappresentano il sentimento antieuropeista che si continua a cogliere anche nel nostro Parlamento nazionale.

Paradossalmente, il campionato europeo di calcio, che si è appena concluso, forse è stato per molti cittadini un elemento di coesione molto più di tanti argomenti politici che non sono stati rappresentati.

C’è voluta l’inedita volontà e l’inedita alleanza tra i Paesi mediterranei per piegare quelle che apparivano e appaiono ancora pretese egemoniche che alcuni Paesi – che hanno sicuramente avuto vantaggi dall’UE e dall’euro in particolare – continuano a esercitare. I primi risultati sono sicuramente molto confortanti: l’impegno per una copertura contro i rischi rispetto a un’eccessiva oscillazione dello spread; l’approvazione, seppur per grandi linee, del compact per la crescita e il lavoro; l’avvio del percorso dell’emissione di project bond e di un ruolo importante in capo alla BEI per costituire appunto una leva finanziaria per nuovi investimenti; la conferma di fondi strutturali; l’avvio di un mercato digitale dell’energia.

Sono questi risultati di grande rilievo che, ripeto, danno il senso di una svolta che noi ci auguriamo ancora più marcata. Perché in effetti – lo si è ben rappresentato in tutti gli interventi che abbiamo ascoltato – restano ancora aperte moltissime sfide, che anche l’ultimo autorevole intervento ha ben rappresentato.

Credo che per noi piemontesi, per esempio, sia molto importante la sfida dell’unione, della coesione e delle politiche economiche e industriali. Nei giorni scorsi, le dichiarazioni dell’Amministratore delegato di FIAT ci fanno ben comprendere come, al di là delle legittime o discutibili opinioni rappresentate, ci sia un fatto indiscutibile: gli Stati Uniti d’America hanno una politica industriale per quanto riguarda l’automotive, l’Europa non ce l’ha; ce l’hanno eventualmente i singoli Stati, non ce l’ha, com’è noto, l’Italia, e naturalmente questo non depone a favore dello sviluppo dell’industria automobilistica. Cito questa tra le tante questioni di politica industriale semplicemente perché ci tocca particolarmente da vicino, ma potrei ricordare il tema dell’energia rinnovabile, dove ci si muove in modo distinto, con paesi come la Germania che stanno facendo passi straordinari ed altri, come l’Italia, che arrancano.

C’è la sfida dell’unione bancaria che è tutta tracciata, ma va ancora percorsa; un fondo europeo per la garanzia sui depositi bancari, la sorveglianza centralizzata, il fondo salva Stati e le politiche per evitare – questo è molto importante, potrebbe essere un argomento che magari convince i cittadini – le fughe di capitali da un paese all’altro.

C’è poi la sfida dell’unione fiscale, anch’essa straordinariamente affascinante e ancora largamente inesplorata, come il ruolo di un’autorità di controllo per quanto riguarda la tenuta dei conti pubblici, attraverso la possibilità di bloccare le leggi finanziarie che andassero oltre gli obiettivi di tenuta della spesa.

Così come la sfida della Tobin tax, che non mi pare sia stata ricordata da nessuno, immagino per dimenticanza, tra quanti mi hanno autorevolmente preceduto, che è, invece, una misura di significativa importanza, anche per mettere un po’ di giustizia nell’anarchico o non sufficientemente regolato mondo delle transazioni finanziarie.

Resta ancora largamente da rilanciare tutto il tema delle politiche di coesione sociale e istituzionale, che sono l’altra gamba rispetto alle politiche economiche su cui prima mi sono concentrato; penso al fatto che, nonostante molti annunci, ci sia una certa fatica nel delineare percorsi di maggior condivisione in politiche fondamentali quali quelle della formazione e del lavoro (pensiamo a come sia diversa la nostra realtà di tutela dei lavoratori rispetto a quella degli altri Paesi), o le politiche familiari e di contrasto alla povertà.

Molto importante è stato l’intervento del Sindaco Fassino in riferimento, per esempio, a questioni ricordate anche dalla Presidente Bresso, relative alla dimensione istituzionale e alla esigenza di: una maggiore omogeneità nelle forme di organizzazione delle Autonomie locali delle Regioni. Penso al tema delle Macroregioni tra le tante questioni che dovrebbero sfidarci guardando all’Europa; penso ai processi federali cui prima si faceva cenno e alle diverse velocità con cui, probabilmente, si potrà svolgere questo progetto; penso, ancora, al tema della ridefinizione dei compiti e delle responsabilità in capo ai tre livelli di Governo (Commissione, Consiglio e Parlamento) e ad eventuali nuovi ruoli che prima venivano configurati.

Questa ci pare essere la sfida che abbiamo di fronte e che bene abbiamo voluto, come Consiglio regionale, rappresentare, per fare in modo che i nostri concittadini piemontesi siano richiamati da queste questioni non solo di fronte all’emergenza o di fronte a vicende più leggere, come possono essere i Campionati di calcio.

Noi dobbiamo ricostituire e rilanciare l’idea di un’Europa dei popoli e non sarà facile  piegare o convincere i Paesi che non sono disponibili (o che lo fanno con fatica) a trasferire pezzi di sovranità all’Europa.

Credo che questa sia la vera sfida: noi dobbiamo rintuzzare i movimenti e gli argomenti euroscettici e saremo lieti, come Gruppo e come partito, nel vedere questo Parlamento esprimere, come ci pare di intuire, un largo consenso verso un compiuto, sia pure faticoso, disegno europeista.

STEFANO LEPRI

 

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