Chi sono

 

 

Sono nato il 5 febbraio 1961 a Firenze, sono sposato e ho un figlio adolescente.

Mi sono laureato in economia e commercio a Torino, ho maturato molteplici esperienze professionali, tradotte nello sviluppo di idee e di servizi per migliorare la qualità della vita dei cittadini.

Lasciare il mondo (e la nostra regione, città, comunità, ecc.) un po’ migliore di come l’abbiamo trovato: posso riassumere così le ragioni del mio impegno, da cittadino normale, per il bene comune. Si può avere il sogno di cambiare il mondo; sicuramente si può contribuire a migliorarlo, nella quotidianità e insieme, partendo dalle piccole cose, con dedizione, serietà e passione. Con questo spirito ho operato, prima come volontario, ricercatore e imprenditore nel sociale, da cittadino quindi arrivato – come si usa dire – alla politica dalla società civile.

Il mio impegno politico e amministrativo comincia nel 1997, anno da cui ho ricoperto (per otto anni e fino al 2005) l’incarico di Assessore alle politiche sociali e sanitarie del Comune di Torino. Sono stato in quegli anni anche membro dell’esecutivo de La Margherita del Piemonte, con delega alle politiche socio-sanitarie e della Direzione nazionale di Federsanità ANCI.

Nelle elezioni 2005 sono stato eletto per la prima volta in Consiglio regionale (quota proporzionale), nella circoscrizione di Torino. Ho preso parte ai lavori delle Commissioni consiliari che si occupano di bilancio, sanità, assistenza, cultura, istruzione, enti locali. In particolare mi sono battuto per rafforzare i servizi di promozione e protezione sociale (sanità, assistenza, educazione) e per garantire un’amministrazione attenta all’uso efficiente e corretto delle risorse pubbliche. Sono stato il relatore delle Leggi finanziarie e di bilancio per gli anni 2008 e 2009. Sono stato capogruppo de La Margherita fino al 30 novembre 2007 e quindi vicepresidente del nuovo gruppo Partito Democratico. Sono stato rieletto in Consiglio Regionale nelle elezioni del 2010  e continuo a essere vicepresidente del Gruppo PD.

Nelle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013 sono stato eletto Senatore della Repubblica in Piemonte per il Partito Democratico. Dal 9 aprile 2013 sono Vicepresidente del Gruppo PD del Senato.

Dal 7 maggio 2013  sono membro della XI Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale).

Sono membro dell’Assemblea nazionale PD e componente della segreteria provinciale del PD torinese.

 

Stefano Lepri da Assessore ai servizi sociali a Torino 1997/2005:

Un welfare all’avanguardia
La programmazione partecipata
La famiglia
I minori
Gli anziani
Le persone con disabilità
Adulti in difficoltà
Gli immigrati
Salute e sanità

Stefano Lepri da Consigliere regionale 2005/2010

Programma elettorale

Brochure principali attività 

Commissione Mauriziano con compiti d’indagine conoscitiva – Relazione di maggioranza, relatore: Stefano Lepri – 18 luglio 2008

SITO S.p.A. – Interporto di Orbassano – Relazione di maggioranza approvata dalla II Commissione consiliare del 14 ottobre 2009

Esame Disegno di legge n. 503, inerente a “Legge finanziaria per l’anno 2008” – LEPRI Stefano, relatore

Esame Disegno di legge n. 578  “Legge finanziaria per l’anno 2009” – LEPRI Stefano, relatore

Stefano Lepri da Consigliere regionale 2010/2013

Interrogazioni e Interpellanze

Mozioni e Ordini del Giorno

Leggi e proposte di legge

Rassegna Stampa

 

 

  5 Responses to “Chi sono”

  1. Gentile Senatore Lepri, faccio seguito ad una conversazione che abbiamo avuto l’11 gennaio nel corso di Share2016, nella quale le chiedevo se sarebbe stato fatto qualcosa per riformare l’attuale normativa sul riscatto dei periodi di disoccupazione. Secondo questa normativa la persona disoccupata può solamente pagare i contributi volontari durante il periodo di disoccupazione, il che significa che una persona senza lavoro e già in difficoltà economiche deve versare circa 1.000 euro al mese. Ora, con risorse limitate, è chiaro che sono pochi quelli che possono/vogliono accollarsi questo versamento. Una volta terminato il periodo di disoccupazione, e quindi nuovamente con un reddito, non è più possibile riscattare il periodo. Questo fa si che molti lavoratori si trovino, e ancor più si troveranno in futuro, con una contribuzione “a pelle di leopardo”, che li penalizzerà fortemente per il raggiungimento del diritto alla pensione e soprattutto per il suo importo, creando così i presupposti per una generazione di persone con pensioni insufficienti e, quindi, che necessiteranno di interventi di assistenza. Chiedevo quindi se non fosse possibile modificare la normativa, rendendo i periodi di disoccupazione riscattabili a posteriori, così come adesso si può fare per il corso di laurea ed il servizio militare.
    Grazie per l’attenzione
    Cordiali saluti
    Patrizia Frosi

  2. Gentile Senatore,
    Non capisco perchè il figlio naturale di un coniuge non possa essere adottato dall ‘altro coniuge, rafforzando il legame di affetto in cui vive. Vale per i matrimoni, dovrebbe valere anche per le unioni civili. Non è accettabile, per me, che i bambini siano discriminati. Proprio i bambini! Famiglia è fondata sull affetto, sul sostegno, sull aiuto reciproco. Non sulla discriminazione.
    Grazie
    Lucio

  3. Al sen. Stefano Lepri
    Se con il Ddl Del Rio si cancellano 3500 Consiglieri Provinciali, è altrettanto vero che esiste una moltitudine di Consiglieri Provinciali uscenti, che occupano anche poltrone nei cda delle Partecipate (Aeroporti, Aziende di trasporto locale, etc..) e che forse continueranno ad occupare tali poltrone, nonostante la decadenza da Consigliere Provinciale.
    A mio sommesso avviso, la questione va normata, precisando nei regolamenti attuativi che i Consiglieri Provinciali dovranno decadere automaticamente anche dai Cda delle Partecipate in quanto tali incarichi sono vincolati alla funzione pubblica da loro svolta come Consigliere Provinciale.
    Se tutto ciò non avvenisse, si manterrebbe in piedi un poltronificio che permetterebbe ai Consiglieri Provinciali, di uscire dalla porta principale e rientrare da quella di servizio.
    Sarebbe opportuno che tali poltrone andassero a chi ne ha le competenze.
    Spero vorrà fare sua tale mozione.

  4. La Spezia, 21 gennaio 2014

    Al sen. Stefano Lepri

    Al dott. Marco Tarquinio

    Su Avvenire di domenica 19 gennaio ho letto con interesse la lettera del sen. Lepri su famiglia e unioni ed il commento alla stessa del Direttore Tarquinio.
    Concordo con molto di quanto vi viene affermato, ma una cosa vorrei evidenziare a proposito delle unioni di fatto tra eterossessuali. Con l’attuale legislazione esse sono favorite, rispetto alla famiglia tradizionale, almeno per quanto riguarda l’erogazione degli assegni al nucleo famigliare e di tutti i servizi soggetti ad ISEE.
    Esemplifico.
    Prendiamo il caso di due coniugi, con un figlio minorenne, non proprietari di casa ed entrambi lavoratori dipendenti con eguale retribuzione annua (€ 18.956 cadauno), quindi con un reddito congiunto annuo di € 37.912.
    Essi ricevono dall’INPS mensilmente € 44,46 a titolo di Assegno Nucleo Famigliare.
    Se non fossero regolarmente sposati, ma legati solo da “unione di fatto”, il padre o la madre riceverebbero dall’INPS allo stesso titolo € 104,95 al mese. La differenza mensile a favore della coppia non sposata è dunque di € 60,49 e quella annuale di € 725,88.
    Il fatto di non essere sposati, inoltre, li favorirebbe anche riducendo il valore dell’ISEE di chi ha a carico il figlio, in quanto non devono essere computati i redditi del convivente, permettendo così alla “famiglia di fatto” di usufruire di ben maggiori vantaggi nell’utilizzo delle prestazioni soggette ad ISEE (mense scolastiche, tasse universitarie, etc).
    Di fatto, pertanto, quella che il sen. Lepri ha definito “matrimonio di serie B” risulta più conveniente economicamente, tanto che sono molte le coppie che anche per questo motivo non si sposano regolarmente.
    Per invertire questo costume occorrerebbe una legislazione sociale e fiscale davvero a favore della famiglia tradizionale, riportandola quanto meno alla pari rispetto all’unione di fatto.
    Nell’attesa di ciò, di cui da almeno trenta anni sento molto discutere ma poco concludere, ringrazio per l’attenzione e saluto cordialmente,

    Lino Bonanini

  5. Sono attivista PD da qualche anno, presentato da Te al circolo PD di Pino torinese, sin dai primi tempi sono stato “seguace” di Matteo Renzi. L’ho sempre seguito e sostenuto e adesso ce l’abbiamo fatta, finalmente!Ho condiviso le sue idee ma non ho mai approvato il termine “rottamatore”, preferisco una parola più elegante, come riformatore. Proprio di questo mi preme parlarti. All’interno di questa piccolissima realtà di Pino t. ho trovato una “porta socchiusa”, ovvero un gruppo di persone “anziane” (non solo nell’età anagrafica ma soprattutto nelle idee) che mi ha sempre guardato con sospetto e di fatto non mi ha mai permesso di entrare nel gruppo. Sono diverse le situazioni, anche imbarazzanti che potrei raccontarti, ma non voglio tediarti, oggi voglio solo sperare in una vera riforma del partito. Mi auguro vi sia fin da subito una radicale riforma della gestione, anche dalle espressioni più piccole, ma non meno importanti. Io ho finora visto una porta socchiusa, molti giovani volenterosi continuano a vedere una porta completamente chiusa, questo non deve più accadere!
    Spero che un giorno potremo ancora incontrarci con uno spirito nuovo, magari con il nostro amico comune Bruno Grivet.
    Grazie per quello che fai e farai per noi al Senato!
    Angelo

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