Stop ai centri commerciali

È documentabile un profondo cambiamento della struttura commerciale della provincia torinese. Riferendosi solo agli esercizi di grandi dimensioni, gli ipermercati sorti come funghi intorno alla metropoli e nei diversi centri della provincia, i dati regionali documentano negli otto anni compresi tra il 2000 e il 2008 ben 75 autorizzazioni, di cui 55 relative a nuove costruzioni e le restanti ad ampliamenti e trasformazioni.

Circa 500 mila metri quadri di grande distribuzione aggiunti in 8 anni, circa 62 mila all’anno; per visualizzare ciò che significa, pensiamo a 5 nuovi centri ogni anno della dimensione dell’Auchan di Torino Corso Romania (compresi negozi attigui; 7 Auchan, se consideriamo solo la metratura dell’ipermercato). Ogni anno, in più, nella provincia di Torino. I dati delle altre province non sono dissimili, in rapporto alla popolazione residente. Infatti in tutto il Piemonte le metrature aggiuntive in questi otto anni assommano a circa un milione di metri quadri.

Queste trasformazioni così profonde del territorio e del tessuto commerciale non sono state accompagnate da un sufficiente riflessioni sulle conseguenze sociali che ne derivano. Gli esiti di lungo periodo della proliferazione incontrollata della grande distribuzione sono però quelli della distruzione del tessuto commerciale locale. È  facile prevedere per i prossimi anni, oltre che una saturazione che manderà in crisi alcuni di essi con conseguente spreco del territorio consumato – la fine del commercio di prossimità, già oggi relegato al ruolo di “toppa” per il piccolo acquisto quotidiano.

Si inizierà allora a constatare come il venire meno del tessuto commerciale renda difficoltosa la vita in molti centri periferici, amplificando la tendenza allo spopolamento delle montagne e delle zone collinari. E ciò porta con sé, come è noto, ulteriori conseguenze negative sull’ambiente che si manifestano, talora tragicamente, nei casi di taluni eventi catastrofici che hanno interessato la nostra regione.

E’ necessario dunque un vero ripensamento della politica commerciale senza nulla togliere peraltro al ruolo positivo della grande distribuzione.

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